Riconoscersi come vittima: il primo passo verso la liberta’
Molte persone, pur subendo un trattamento ingiusto, per ragioni culturali, religiose e/o sociali, non si percepiscono come vittime e, addirittura, tendono a incolpare se stesse.
È fondamentale che la vittima si riconosca come tale: questo è il primo passo per chiedere aiuto e cercare di uscire dalla situazione di vittimizzazione.
Ma perché le vittime non denunciano?
Molto spesso si sono “abituate” a vivere in una condizione di sofferenza e di sottomissione e, per paura di peggiorare ulteriormente la situazione, preferiscono continuare a vivere in una realtà dolorosa ma percepita come “sicura”, conosciuta e gestibile.
A ciò si aggiungono spesso fattori di comorbilità, come la dipendenza economica dal partner o la presenza di figli piccoli.
Inoltre, nella vittima può svilupparsi un disturbo post-traumatico da stress (PTSD), che negli anni ’70 è stato descritto dalla psicologa americana Lenore E. Walker con il termine “sindrome della donna picchiata” (Battered Woman Syndrome, BWS).
Questo concetto spiega gli effetti psicologici e comportamentali che una donna può sviluppare dopo aver subito per lungo tempo violenza psicologica e fisica da parte del partner.
Non si tratta di una malattia mentale in senso stretto, ma di un insieme di reazioni psicologiche e comportamentali che derivano dall’esperienza ripetuta di abuso e sottomissione.
La sindrome della donna picchiata si manifesta come una condizione di stress traumatico cronico e comprende sintomi simili a quelli del disturbo post-traumatico da stress.
Tra gli aspetti più caratteristici troviamo:
-Paura costante e ansia, legate alla possibilità di nuove aggressioni.
-Senso di impotenza e di colpa, con la tendenza a giustificare l’aggressore o a ritenersi responsabile della violenza.
-Abbassamento dell’autostima e perdita della fiducia in sé.
-Isolamento sociale, spesso imposto dal partner o autoimposto dalla vittima per vergogna o paura.
-Negazione o minimizzazione della violenza, come meccanismo di sopravvivenza psicologica.
-Difficoltà a prendere decisioni o a chiedere aiuto, anche quando la violenza è evidente.
Accade inoltre che tra i primi segnali di violenza — anche solo minacciata — e gli atti più evidenti possa trascorrere molto tempo.
In questo periodo la relazione cresce, si intensifica e diventa sempre più un legame difficile da sciogliere.
È importante ricordare che la violenza psicologica quasi sempre precede quella fisica.
I casi di istigazione al suicidio, ad esempio, sono quasi sempre preceduti da lunghi periodi di mobbing, stalking e altre forme di violenza volte a distruggere l’autostima della vittima e la sua capacità di gestire la propria vita.
Questo può portare la persona a vedere nella morte l’unica via d’uscita possibile.
Per questo è fondamentale far sapere che esistono figure e servizi di supporto in grado di aiutare a comprendere la situazione che si sta vivendo, a riconoscersi come vittime e a identificare le forme di abuso subite.
È altrettanto importante diffondere queste informazioni, perché solo conoscendo i propri diritti e le possibilità di aiuto si può iniziare un vero percorso di liberazione e rinascita.
