Gli errori più comuni nella comunicazione e come evitarli
Nei miei percorsi accompagno le persone a sviluppare uno stile comunicativo autentico, capace di creare connessione e comprensione reciproca. La comunicazione è il cuore delle relazioni. In questo articolo ti invito a riflettere su come renderla più assertiva, evitando modalità passive e/o aggressive.
Che cos’è lo stile assertivo
Lo stile assertivo nasce dall’equilibrio: non è né passivo né aggressivo, ma un modo di comunicare chiaro, rispettoso ed empatico.
Quali stili non sono assertivi
Lo stile passivo: chi comunica in questo modo prova ansia sociale, cerca approvazione, evita conflitti e responsabilità. Tende a compiacere gli altri, ma alla lunga si sente trascurato e poco riconosciuto.
Lo stile aggressivo: svaluta e invade, mette sé stesso al centro ed è competitivo. Spesso nasce da insicurezze, narcisismo o dal bisogno di scaricare la tensione sugli altri.
Lo stile assertivo, quindi, rispetta le opinioni altrui senza rinunciare alle proprie. Comunica in modo diretto, con sicurezza e cordialità, senza prevaricare.
Come sviluppare lo stile assertivo?
Primo passo: evita i tre errori che bloccano la comunicazione
Spesso cadiamo in errori che minano la qualità delle nostre relazioni. I più comuni sono:
- Moralizzare o fare prediche Fabrizio De André cantava: “Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio”. È il tipico esempio di come ci si possa mettere in una posizione superiore all’altro, facendo sermoni che non portano a nulla.
- Ridicolizzare l’altro Usare sarcasmo o frasi che sminuiscono (es. “sei sempre il solito piagnone”).
Le frasi sarcastiche sono tipicamente svalutanti, ma vengono presentate come “battute”.
Se la persona che le riceve, giustamente, non gradisce, viene accusata di “non stare allo scherzo” o di essere troppo seria. In realtà,
il sarcasmo è aggressività mascherata da gioco.
Diversa è invece l’ironia, che ha natura benevola e crea complicità.
Esempio sarcastico: “Bravo, che dimostrazione di intelligenza!”
Esempio ironico: “Oggi ci sono i pinguini”, detto in una giornata afosa.
- Interpretare o diagnosticare Dare spiegazioni all’altro invece di ascoltarlo davvero. A tutti è capitato di spiegare un problema e di essere interrotti da chi ci “diagnostica” la situazione senza lasciare spazio al racconto.
Questi errori nascono perché non siamo in ascolto dell’altro, ma restiamo chiusi nel nostro mondo egoico, incapaci di connetterci in profondità.
Secondo passo: la parola ha valore
Ogni parola che pronunciamo ha un peso. Una parola affrettata può ferire, una parola meditata può trasformare.
Per questo è importante imparare ad ascoltare ciò che nasce dentro di noi e solo dopo condividerlo.
Abbiamo visto nel mio precedente articolo come basta un minuto di silenzio consapevole per poter scegliere la miglior risposta.
Terzo passo: come migliorare la comunicazione
La meditazione aiuta a coltivare consapevolezza e riflessione: rende più facile scegliere la parola giusta al momento giusto. Supporta, ad esempio, chi ha uno stile passivo nel gestire l’ansia e nel trovare il coraggio di esprimere la propria opinione.
Un invito al cambiamento Imparare a comunicare in modo assertivo significa costruire relazioni autentiche, basate sul rispetto e sull’ascolto reciproco.
Nei miei percorsi di crescita personale accompagno le persone a riconoscere i propri schemi comunicativi e a trasformarli in strumenti di connessione.
