L’immagine e il vuoto interiore: riflessioni sulla nostra epoca

Ai tempi di Freud le persone soffrivano di un atteggiamento interiore eccessivamente giudicante nei confronti dei propri valori. Oggi, al contrario, prevale la tendenza a percepirsi soggettivamente vuoti, privi di interiorizzazioni critiche. Si teme di non essere adeguati e si rimugina più facilmente su risorse visibili come bellezza, fama e ricchezza.

L’immagine sembra aver preso il posto della sostanza.

Queste riflessioni ci portano a comprendere come ciò che viviamo oggi affondi le radici in processi nati almeno tre secoli fa. L’immagine, in questo contesto, è diventata il punto focale: immortalare sé stessi equivale a consegnarsi un’identità, mentre il commento degli altri diventa la misura del nostro valore. Ottenere attestazione del proprio “esserci” attraverso i “like” ci dà la sensazione di esistere.  Purtroppo, però, i modelli proposti dai social sono spesso molto lontani dalla realtà e questo può avere conseguenze dirette sulla nostra autostima.

Emblematico, in questo senso, è un caso di cronaca riportato dall’ANSA. Il 13 aprile 2022 a Roma è stata depositata una causa contro Meta e Snap da parte dei genitori di un adolescente del Wisconsin. Il ragazzo, Christopher James Dawley, si è tolto la vita nel gennaio 2014, un mese prima del suo diciassettesimo compleanno. Studente modello, sportivo e amante delle attività all’aperto, era diventato ossessionato dai social media al punto da restare su Instagram fino alle tre di notte. Nella causa si sostiene che “né Meta né Snap hanno avvertito gli utenti o i loro genitori degli effetti di dipendenza e mentalmente dannosi che l’uso dei loro prodotti causava tra i minori”.

«CJ non ha mai mostrato segni di depressione o problemi mentali – ha raccontato la madre, Donna Dawley – ma era diventato dipendente dai social, mostrando progressivamente sintomi di mancanza di sonno e ossessione per l’immagine del suo corpo». Nel gennaio 2014 ha scritto su Facebook “Chi ha spento la luce?”, poi ha preso un fucile calibro 22 in una mano, lo smartphone nell’altra e si è tolto la vita. Né Meta né Snap hanno commentato le accuse.

È un dato di fatto che l’utilizzo di tali strumenti possa far emergere la nostra fragilità. Nei miei percorsi sottolineo l’importanza di accettare ciò che siamo: significa imparare ad amare anche i nostri difetti fisici e caratteriali. Nessuno è perfetto. E se le persone accanto a noi, anche quelle virtuali, ci fanno sentire sbagliati, è necessario cambiare contesto: non rappresentano il mondo intero. Per quanti “amici” una persona possa avere, non saranno mai tutti gli esseri presenti sulla Terra.

Prendersi cura di sé e cercare di migliorarsi è importante, ma questo non significa aspirare a ideali irrealistici. Vi assicuro che esiste un posto giusto per ognuno di noi: bisogna però avere il coraggio di mettersi in cammino per trovarlo. Insieme possiamo farlo.