Imparare ad ascoltare il corpo
La nostra infanzia lascia un segno profondo in ciò che saremo da adulti. Questo non significa che siamo destinati a restare sempre uguali, ma che non possiamo ignorare ciò che siamo stati.
Esistono diversi modi per riconoscere i condizionamenti che ci portiamo dietro. Alcuni percorsi psicologici lavorano soprattutto attraverso il pensiero e la comprensione razionale: si parte dalla mente per arrivare a ciò che è meno consapevole. Altri approcci, invece, partono dal corpo senza accedere al pensiero. Ed è proprio qui che voglio portare l’attenzione: la fisiologia del corpo.
Molte delle nostre reazioni non nascono da una scelta consapevole, ma da risposte automatiche del corpo. Sono reazioni che si sono formate nel tempo e che oggi funzionano come “memorie” profonde. Queste risposte sono regolate dal sistema nervoso autonomo, che – come dice il nome – agisce in modo indipendente dalla nostra volontà. Per questo, spesso, non basta “capire” qualcosa per riuscire a cambiarla.
Thich Nhat Hanh, nel libro Fare pace con se stessi, spiega molto bene questo meccanismo. Alla nascita siamo completamente dipendenti dagli altri: abbiamo bisogno di cure, protezione e presenza per sopravvivere. Se questi bisogni vengono soddisfatti, cresciamo sentendoci al sicuro. Ma è raro che nel corso dell’infanzia non ci sia almeno un momento di paura, dolore o senso di abbandono.
Da bambini non abbiamo ancora gli strumenti per comprendere razionalmente ciò che ci accade. Così il corpo reagisce attivando risposte di sopravvivenza: difesa, fuga o “spegnimento”. Queste risposte ci aiutano in quel momento, ma possono rimanere attive anche da adulti.
Pensiamo a una situazione comune: una sgridata. Per alcuni bambini è solo un rimprovero, per altri può essere vissuta come qualcosa di molto doloroso. Anni dopo, una critica sul lavoro o un richiamo da parte di un’autorità può farci sentire improvvisamente piccoli, inadeguati o spaventati, anche se razionalmente sappiamo di essere adulti e capaci di gestire la situazione.
Quando questo accade, non stiamo “esagerando”: il corpo sta semplicemente riattivando una memoria antica.
Cosa possiamo fare oggi? Secondo Thich Nhat Hanh, un grande aiuto arriva dalla meditazione e dalla pratica della consapevolezza. Fermarsi, ascoltare ciò che emerge e accoglierlo con gentilezza ci permette di riconoscere il legame tra ciò che sentiamo ora e ciò che abbiamo vissuto allora.
Possiamo imparare a dirci:
“Sto reagendo così perché qualcosa di antico si è riattivato dentro di me”.
Coltivare la consapevolezza, attraverso semplici momenti di meditazione e centratura, ci aiuta a creare spazio tra lo stimolo e la reazione, e a prenderci cura di noi in modo più profondo.
